Prevenzione per il lavoro al freddo: il protocollo di valutazione del rischio
Lavorare in ambienti freddi è un rischio concreto per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Di seguito, le linee guida per tutelarli (INAIL – comunicato 13 gennaio 2026)
Prevenzione per il lavoro al freddo: il protocollo di valutazione del rischio
Lavorare in ambienti freddi è un rischio concreto per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Di seguito, le linee guida per tutelarli (INAIL – comunicato 13 gennaio 2026)
Lo "stress da freddo" si manifesta quando le condizioni ambientali provocano una perdita di calore corporeo tale da compromettere le funzioni fisiologiche. Sebbene il rischio sia evidente sotto i +5 °C, criticità prestazionali emergono già al di sotto dei 20 °C. Il fenomeno interessa principalmente i settori dell'edilizia e dell'agricoltura per le attività all'aperto, ma anche l'industria alimentare e farmaceutica per gli ambienti indoor artificialmente refrigerati, richiedendo strategie di prevenzione proattive e strutturate.
Secondo gli standard ISO 15265 e 15743, la valutazione del rischio deve seguire un approccio metodologico rigoroso suddiviso in 3 step progressivi. La prima fase, l'osservazione, richiede il coinvolgimento diretto dei lavoratori per identificare i pericoli evidenti.
Segue la fase di analisi quantitativa, che utilizza indici tecnici come l'IREQ (isolamento richiesto per l'abbigliamento) e il calcolo della durata limitata dell'esposizione (DLE) per prevenire il raffreddamento progressivo.
L’ultima fase di valutazione richiede l'intervento di specialisti per misurazioni complesse, garantendo che le misure preventive siano calibrate sulle specifiche condizioni microclimatiche del sito.
La gerarchia delle misure di prevenzione pone al vertice le soluzioni tecniche e organizzative. Laddove l'automazione dei processi non sia possibile, è necessario intervenire sul design del luogo di lavoro tramite barriere frangivento, deumidificatori e pavimentazioni isolate. Fondamentale è l'aspetto organizzativo: la pianificazione dei turni deve prevedere cicli di lavoro-riposo in aree riscaldate, permettendo ai lavoratori di regolare il proprio ritmo (self-pacing). Questi interventi mirano a ridurre il tempo di esposizione e a garantire il recupero termico, minimizzando lo stress cardiovascolare e respiratorio imposto dalle basse temperature.
I dispositivi di protezione individuale (DPI) rappresentano l'ultima linea di difesa e devono rispondere a rigorosi standard europei, come la norma EN 342 per il freddo intenso. L'efficacia dell'abbigliamento protettivo dipende dalla stratificazione e dalla capacità di traspirazione: indumenti troppo stretti o umidi di sudore possono infatti accelerare il congelamento anziché prevenirlo.
di Francesca Esposito
Fonte normativa



